Oria : Arte, Storia, Cultura, Prodotti Tipici, Dove dormire, Dove mangiare, Cosa fare nella Provincia diBrindisi.

Comuni

Comune di Oria

Oria

CENNI GEOGRAFICI
Territorio Oria vista da nord, tra i campi di grano e gli uliviOria è collocata sulle più elevate alture di un cordone collinare di antiche dune fossili nel nord Salento, che le conferiscono una posizione dominante sulla circostante pianura salentina; L'altezza massima con 166 metri s.l.m., è raggiunta dal Colle del Vaglio, sulla cui sommità è costruito il castello. Non lontana dal percorso dell'antica via Appia tra Brindisi e Taranto, Oria dista 35 km da Taranto, 32 km da Brindisi e 45 km da Lecce.
CENNI STORICI
La fondazione di Oria, secondo Erodoto, avvenne quando un gruppo di cretesi naufragò lungo le coste salentine non lontano da Oria. I cretesi scelsero il colle più alto per iniziare la costruzione della città in quanto da lì potevano ben controllare tutto il territorio circostante. Diedero a tale città il nome Hyria. Durante l'VIII secolo a.C. Oria comincia la sua evoluzione da abitato "sparso" a città vera e propria: infatti abbiamo una concentrazione probabilmente di capanne sul colle più alto della città, come attestato dalla libera università di AmsterdamOria divenne la capitale politica della confederazione messapica , intessendo rapporti sia con centri della Messapia che con città magno-greche. Di particolare interessa risulta il rapporto con la vicina e potente città di Taranto, con la quale il rapporto non era certo dei più pacifici, anche se vi erano periodi di floridi scambi culturali e commerciali. La rivalità dei Messapi con Taranto giunse all'apice nel 473 a.C. quando i Tarantini, uniti ai Reggini si scontrarono con i Messapi. Tale forte conflitto fini con l'indebolire sia i Messapi che i Tarantini. Nel 272 a.C. Taranto e di lì a poco i Messapi finirono nella sfera d'influenza di Roma; Oria non perse però la sua importanza. Nel 88 a.C. divenne municipio romano. Tra VIII e X secolo, la città di Oria raggiunge il suo massimo splendore culturale. Il suo prestigio e la sua fortuna sono dovuti soprattutto al suo ruolo di città nativa ed in alcuni casi adottiva di numerosi sapienti ebrei , tra i quali il figlio più illustre è dotto di Oria il filosofo e medico Shabbetai Donnolo.Donnolo, grazie al suo sapere e allasua perizia non comune, anticipa l'archiatra, figura tipica del basso medioevo Ahimaaz ben Paltiel e Shabbatai ben Abraham Donnolo hanno lasciato una cospicua documentazione attraverso il safer yosifon, il safer hackhmonì, e numerosi altri scritti, dell'attività medica, filosofica, legislativa e culturale della comunità oritana . Con l'alto Medioevo, le fonti di natura ecclesiastica si fanno meno certe, e frutto di evidenti quanto grossolani falsi storici. Durante la guerra greco-gotica, Oria fu spesso devastata, come del resto gran parte dell'Italia meridionale. In seguito la città fu un territorio di transizione tra Bizantini e Longobardi nei pressi del centro abitato città doveva trovarsi il cosiddetto limitone dei greci; una sorta di confine tra territori longobardi e bizantini. Nel corso del IX-X secolo fu spesso bersaglio dei Saraceni, che saccheggiarono e distrussero più volte la città. L'imperatore Ludovico II nel 867 si recò in Oria per liberarla dai saraceni; ma gli attacchi non cessarono. Nel 924 i saraceni misero a ferro e fuoco la città e ci furono numerose vittime. Nell'XI secolo si assiste all'ascesa dei Normanni: nel 1062 fu conquistata da Unfredo d'Altavilla. Federico II; il Puer Apuliae ampliò nel 1225 il vecchio maniero normanno che a sua volta poggiava probabilmente su fortificazioni bizantine e forse, andando ancora più indietro nel tempo, messapiche. La città si ribellò a Manfredi, subì l'ennesimo assedio ma ne fu presto liberata grazie anche all'eroico Tommaso d'Oria. Sotto il dominio degli Angioini, Oria subì un nuovo assedio, nel 1433 venne saccheggiata dal condottiero Giacomo Caldora. Divenne poi feudo degli Orsini Del Balzo. Alle soglie del 1500 Oria dovette subire nuovi assedi; celebre l'aspra resistenza contro gli spagnoli che assediavano la città, salvata secondo la leggenda dal patrono san Barsanofio e dal valore di tutti i cittadini. Da questo momento in poi la città fu infeudata a diverse famiglie: nel 1572 san Carlo Borromeo alienò il feudo al vescovo di Cassano; per poi passare agli Imperiali di origine genovese. Dopo il XVI secolo comincia anche un lento declino dell'antica città, soprattutto a causa dello sviluppo del borgo di Francavilla Fontana. Nel corso del Settecento a cura di Michele Imperiali vengono restaurati alcuni monumenti della città , tra cui Porta Manfredi. Nella seconda metà dell'Ottocento, nonostante la propaganda post-unitaria, non mancarono a Oria voci contrastanti l'unità: per citare solo un esempio negli atti di polizia contro associazioni e atti contro lo Stato, figurano parole oltraggianti la persona del re in casa di Luigi Lombardi. Vi sono anche altri atti di presunte riunioni sovversive in cui parteciparono cittadini oritani e dei paesi limitrofi. Il 21 settembre del 1897, la città venne investita da un potente ciclone che danneggiò gran parte dei monumenti antichi .
Durante le guerre mondiali il comune ha versato il suo contributo alla Patria: furono molti infatti gli oritani morti combattendo. Simboli Lo stemma di Oria è al colle verde d'azzurro ai leoni d'oro coronati affrontati, al castello d'oro, merlato, turrito di tre e finestrato di nero, sovrastato dal serpente di verde e dalla colomba volante d'argento tenente un ramo d'olivo al naturale. Presso la chiesa di San Francesco di Paola vi è una statua quattrocentesca del patrono di Oria, san Barsanofio, che tiene in mano una riproduzione di questo stemma. Quindi lo stemma cittadino era utilizzato almeno da tale periodo, ciò non esclude che sia stato utilizzato anche precedentemente ma non sappiamo la modalità di tale uso, in ogni caso ad oggi la raffigurazione più antica rimane questa. Il leone e il serpente erano presenti anche in un antico mosaico raffigurante un leone che aveva tra le fauci un serpente, segnalato nel XIX secolo presente nel palazzo vescovile che oggi è andato perduto o comunque non se ne ha più notizia. Onorificenze Con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 1 ottobre 1951, ad Oria è stato conferito il titolo di città in riconoscimento della sua storia plurimillenaria. Monumenti e luoghi d'interesse Architetture militari Castello Considerata l'importanza strategica del territorio di Oria (che divideva spesso con diverse sfumature di dominio i territori bizantini da quelli dei goti), pur senza prove archeologiche si deve presumere l'esistenza di un primo nucleo fortificato già in età altomedievale. In seguito (XI secolo), vi dovette essere una qualche forma di difesa/controllo dell'abitato e del territorio effettuato dai normanni che infeudarono la città. Numerose modifiche subì il maniero in età federiciana (1225-1227), al punto che generalmente viene denominato "castello svevo"; alcune fonti locali vogliono che lo stesso Stupor mundi edificò il castello, in realtà è più realistico pensare che Federico II lo ampliò e lo modificò. Altre importanti modifiche furono effettuate nel periodo angioino a cui vanno riferite le torri cilindriche dette "del Salto" e del "Cavaliere". L'originario mastio normanno-svevo fu pesantemente riadattato, come d'altronde tutta la struttura, anche nel corso del XV-XVI secolo adattandolo alle nuove esigenze difensive, nate con l'adozione delle armi da fuoco, e dotandolo quindi di numerose cannoniere in parte ancora oggi visibili. Infine è stato oggetto di integrazioni, restauri e ricostruzioni tra Ottocento e Novecento: nel 1897 il castello fu devastato dal ciclone che investì la città di Oria.
Numerose volte il castello ha dovuto resistere ad assedi, come quello di Manfredi, o agli assalti di Giacomo Caldora (1433) e di Pietro de Paz (1504) che non riuscì a prendere la rocca. Il castello fu anche luogo accogliente per re, principi e cavalieri; oltre agli invitati al matrimonio di Federico II, ricordiamo che vi sostarono la regina Maria d'Enghien (1407), il suo sposo Ladislao re di Napoli (1414), la principessa Isabella di Chiaromonte e il re Ferrante d'Aragona (1447); un episodio molto importante per l'epoca è la partenza di Alfonso II da Oria per liberare Otranto dai Turchi (1480). Anche in tempi recenti è stato meta di personalità e studiosi italiani e stranieri quali: Maria Josè di Savoia, Margareth d'Inghilterra, il cardinale Tisserant, principi di casa d'Asburgo, Theodor Mommsen, Paul Bourget, Ferdinand Gregorovius ed altri ancora. Il 15 dicembre 1933 il Comune di Oria cedette il Castello alla famiglia Martini Carissimo, ricevendone in cambio Palazzo Martini, poi adibito a Sede Municipale. I Martini Carissimo restaurarono il Castello con l'ausilio dell'architetto Ceschi. In considerazione dello sforzo profuso dalla famiglia Martini Carissimo, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, volle conferire a questa famiglia il titolo di Conti di Castel d'Oria. Il Castello di Oria, dichiarato Monumento Nazionale, è stato venduto il 2 luglio 2007 alla società Borgo Ducale srl per 7 milioni e 750mila euro. Porta degli Ebrei Nota anche come Porta Taranto perché da qui ci si dirigeva verso la città ionica, è una delle 3 porte della città (una delle quali non più in situ). La porta, che conduce alla giudecca della comunità ebraica di Oria, dà accesso ad un quartiere medievale tortuoso, di piccole case, botteghe, balconcini nascosti. Alle spalle della porta degli Ebrei, posta in piazza Shabbetai Donnolo, si sviluppava la fiorente comunità ebraica , nota in tutto il Mediterraneo medievale, che giunse al suo culmine durante il IX secolo.
Al centro della volta troviamo uno scudo araldico in pietra il cui stemma non è più visibile, ai lati due stemmi più piccoli raffiguranti gli emblemi della città. Al di sopra è posta la statua dell'Immacolata. Porta Manfredi È detta anche Porta Lecce o degli Spagnoli perché da qui entrarono gli spagnoli dopo un lungo assedio. La forma attuale della porta la dobbiamo a Michele III Imperiali, che probabilmente trasformò o ricostruì una già esistente porta . Era sormontata da tre statue, due delle quali abbattute dal ciclone del 1897 e la terza rimossa nel 1958 perché pericolante. Erano presenti anche 3 stemmi, probabilmente appartenenti alla precedente porta ivi presente; dei tre stemmi è rimasto solo quello di Oria seppur in pessime condizioni. Torre Palomba La torre "Palomba" è una torre cilindrica situata alle spalle della basilica cattedrale; è un probabile resto della fortificazione messapica, anche se per la sua continuità fino ai giorni nostri e la sua posizione centrale è molto probabile che fu modificata ed utilizzata anche in periodi successivi; è anche denominata "carnara" poiché fino al XVIII secolo servì come ossario. Architetture religiose Basilica Cattedrale L'attuale Cattedrale oritana fu voluta dal vescovo Castrese Scaja, che nel 1750 ordinò la demolizione della precedente chiesa medievale (edificata nella prima metà del XIII secolo) e fece costruire la nuova cattedrale di gusto barocco; a sua volta probabilmente la struttura medievale poggiava su un tempio pagano. Durante la edificazione della cattedrale barocca, su progetto dell'architetto napoletano Giustino Lombardi, due colonne di marmo verde furono acquistate per 8000 ducati dal re di Napoli per abbellire la cappella della Reggia di Caserta e finanziare il nuovo progetto. La facciata è in carparo locale. Nei recenti lavori di restauro dell'edificio sacro sono venute alla luce la Cripta dei Vescovi (sotto il presbiterio), ossari ed un vasto ipogeo dove è ora presente un presepe permanente. Dal 1992 la Cattedrale di Oria è anche Basilica. Chiesa di San Domenico La chiesa di San Domenico risale al 1572 (progettata dall'architetto Saverio Amodio) e fu eretta dai padri domenicani che giunsero ad Oria nel 1282, stabilendosi nell'antico Calogerato di San Basilio, dentro le mura cittadine. L'attuale chiesa, ebbe i maggiori rifacimenti nel XVIII secolo. L'interno è a croce latina con pregevoli altari barocchi seicenteschi di scuola leccese. Sono inoltre presenti alcune tele di valore, in particolare quella di San Domenico, titolare della Chiesa. Nel convento annesso, troviamo un chiostro. La chiesa fu eretta parrocchia il 22 agosto 1947 dall'amministratore apostolico della diocesi, Ferdinando Bernardi. Chiesa di San Francesco di Paola La chiesa di San Francesco di Paola fu costruita nel 1580 insieme all'attiguo convento provisto anche di un orto come si osserva da alcune carte della città del 600, come quella del Centonze. La chiesa attuale si sviluppa sopra la cripta di San Barsanofio dove si conserva il sacello che, dal 890 al 1170, conservò le reliquie del Patrono. Questa chiesa risulta ancora oggi molto importante: qui i nuovi vescovi indossano i paramenti sacri prima di entrare in città; infatti la chiesa si trova appena fuori le mura molto vicina alla porta degli Ebrei. All'interno è di particolar pregio la statua in pietra del santo patrono, e una di Madonna con Bambino entrambe del XV secolo. Sono inoltre presenti pregevoli altorilievi raffiguranti scene del presepe e alcune tele. All'esterno incastonato nella parete della chiesa troviamo materiale di reimpiego medievale. Annesso si trova il Convento dei Frati Minimi Paolotti. Fu eretta parrocchia il 1 ottobre 1976 dal vescovo Alberico Semeraro. Chiesa di San Giovanni Battista La chiesa e il convento furono eretti per volere della baronessa Filippa di Cosenza nel XIV secolo. Lo stemma sulla facciata, raffigurante un leone rampante, sovrastato da una tiara papale, riproduce l'arma di papa Paolo II. All'interno sono presenti numerose pitture murali medievali, raffiguranti santi, seppur in pessimo stato; in una di tali pitture si riconoscono san Benedetto e san Barsanofio. L'originaria costruzione romanica fu inglobata in un grande complesso barocco qual era il convento dei padri Celestini, edificato nel XVII secolo. Nel 1912 il convento dei Celestini fu abbattuto per dare spazio all'attuale scuola elementare "Edmondo De Amicis". Quasi contemporaneamente fu abbattuto un portico di sedici archi antistante alla chiesa: secondo la tradizione qui avveniva il "Ballo di San Giovanni", che si svolgeva nella notte tra il 23 ed il 24 giugno cui conveniva tutta la popolazione del circondario; tale usanza fu vietata nel XVI secolo sotto il marchesato dei Borromeo, in quanto ritenuta immorale. Oggi rimane solo la chiesa, che attualmente non è adibita al culto, venendo utilizzata come auditorium o come spazio espositivo (negli ultimi anni durante il periodo estivo ha ospitato la mostra dei Palii del Torneo dei Rioni), secondo i bisogni della parrocchia della Basilica Cattedrale, che ne è proprietaria. Chiesa e convento di San Benedetto L'attuale chiesa, dedicata a Maria Santissima del Ponte, risale al 1850. L'annesso convento delle Benedettine della Congregazione Cassinese è occupato dall'orfanotrofio Antoniano Femminile e venne costruito nel XVII secolo sull'area del convento molto più antico di San Barbato fatto erigere nel 1123 dalla principessa normanna Costanza d'Altavilla. Chiesa San Francesco d'Assisi La chiesa di San Francesco d'Assisi secondo la tradizione popolare ricorda il passaggio da Oria del santo d'Assisi. L'attuale costruzione è di periodo barocco, coeva della cattedrale. In origine doveva essere una chiesetta basiliana, dedicata alla Madonna di Costantinopoli. Intorno al 1219 nei pressi di quella chiesetta basiliana fu fondato un cenobio dallo stesso san Francesco d'Assisi, di ritorno dalla Palestina. Nel XV secolo la chiesa, con l'annesso convento francescano, venne ricostruita dal principe Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, per poi essere nuovamente rifatta nel XVIII secolo. All'interno si conservano le reliquie del beato Francesco da Durazzo (antico protettore di Oria che si festeggiava nella Domenica in Albis) ed una Pietà litica del XV secolo che era conservata nella chiesetta rupestre della Madonna di Gallana. Sul fianco delle chiesa si trova il cenotafio del principe Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, che edificò la chiesa quattrocentesca (prima dell'attuale barocca). Ospita il Premio Letterario Internazionale 'Il Pozzo e l'Arancio', nato nel 2005. Fu eretta parrocchia il 22 agosto 1947 dall'amministratore apostolico Ferdinando Bernardi. È stata ristrutturata negli anni cinquanta e nel 2004-2005, quando sono stati riportati alla luce resti della chiesa quattrocentesca. Chiesetta Santa Maria al Tempio Tra le numerose chiesette sparse nel centro cittadino, ricordiamo quella di Santa Maria al Tempio. Alcune tradizioni la vogliono di frequentazione e fondazione templare, dato il nome della piccola chiesa; il che può essere veritiero dato che è probabile che qui ad Oria vi fosse un presidio di templari. Si ha notizia della chiesa di Santa Maria del Tempio nel 1542 in occasione di un matrimonio in essa celebrato. Potrebbe comunque trattarsi, della sinagoga della ricca comunità ebraica di Oria, che nel XVI secolo si occupava prevalentemente di prestito di capitali ad interesse. Le informazioni diocesane risalgono agli inizi del XVII secolo, quando viene ricordata con il titolo di «Ecclesia Sanctae Mariae del Tempio» nel libro delle visite pastorali. Il 10 maggio 1602 il vescovo di Oria, monsignor Lucio Fornari, si reca nella chiesetta di Santa Maria del Tempio e la trovandola decenter ornata, tuttavia priva di altare, per cui ordina un altare portatile ed una croce per potervi celebrare la liturgia cristiana. Sempre dai documenti relativi alla visita pastorale sappiamo che la chiesa nullus habet redditus. Cripta di San Mauro La cripta di San Mauro è attualmente localizzata al di sotto dell'altare del santuario di Sant'Antonio da Padova. Il luogo di culto fu probabilmente utilizzato in un primo momento (alto medioevo) dai monaci basiliani officianti con rito greco, e poi con la conquista normanna - avvenuta nel 1055 - fu utilizzato dai monaci benedettini. I monaci basiliani dedicarono l'edificio a san Basilio e in seguito i benedettini lo dedicarono a san Mauro. Dimenticata, fu riscoperta da un pastorello nel 1660 e subito il canonico oritano Lucio Riccardia volle edificarvi sopra una chiesa. Nel corso del XVII secolo fu poi utilizzata oltre che come luogo di culto e come ossario dai frati alcantarini che avevano preso possesso della chiesa soprastante e dell'annesso convento. La forma della cripta è rettangolare. All'interno, seppur in pessime condizioni, sono ancora visibili alcuni affreschi: quello centrale rappresenta san Mauro, alla destra vi è la cosiddetta Madonna del Melograno, di ottima fattura, mentre a sinistra vi è un affresco più piccolo che raffigura il Cristo coronato di spine, la Madonna di Costantinopoli e san Giuseppe. Santuario di San Cosimo Il santuario di San Cosimo alla Macchia è sito a circa 5 km dalla città di Oria. È un importante centro cultuale legato ai Santi Medici, compatroni di Oria. L'importanza del santuario valica i "confini" del Salento: infatti registra un numero di presenze di fedeli nell'Italia Meridionale secondo solo al Santuario di Padre Pio in San Giovanni Rotondo . Il santuario attuale fortemente ristrutturato nel corso del Novecento e degli ultimi anni (la facciata del santuario porta la data del 1900), in realtà ha probabilmente inizio nel corso nel IX secolo quando era presente un piccola chiesa di monaci basiliani. Un cimitero medievale risalente a tale periodo è stato messo in evidenza sotto parte dell'ala ovest dell'attuale chiesa. Edificio probabilmente connessa ad un villaggio o casale medievale (oggi scomparso), così come appare nelle guide topografiche e archeologiche. Dal XVIII secolo ad oggi il complesso è stato interessato da forti modifiche, che rendono ormai invisibile la conformazione originale del santuario. Connessa al santuario è presenta un musei con gli ex voto dei fedeli. Tale santuario è rivestito di tale importanza poiché in Oria risiedono numerose reliquie dei Santi Medici. Solenni festeggiamenti sono previsti ogni anno il quinto giovedì dopo Pasqua, durante le cosiddette 'Pirdunanzi'. Interessante la presenza del museo etnografico, il primo, per numero di oggetti conservati, dell'Italia Meridionale. Chiesa Madonna di Gallana Tale chiesetta è situata a circa 5 km dalla città in direzione Latiano lungo l'antico percorso della via Appia. Probabilmente tale chiesa era già presente durante il periodo tardo-antico, al suo interno inciso su un muro è stato trovato un antico gioco romano. Nel periodo medievale le fonti la citano come chiesa di Gallano. I racconti della chiesa si fondono tra storia e leggenda. Alcune leggende riferiscono che la stessa chiesa fu fondata da tale Galerana moglie di Carlo Magno, altri racconti, dicono che una moglie devota pregasse qui il ritorno del marito partito per le crociate. Un'altra leggenda vuole che la chiesa sia stata consacrata da ben 22 vescovi (secondo lo storico locale Marsella) tra cui san Turpino. Chiesa Madonna della Scala Altra importante chiesa rupestre è quella della Madonna della Scala; insediamento altomedievale (molto prima dell'anno 1000) è situata a 3 km da Oria sulla via vecchia per Manduria sull'area di un antico casale rupestre del quale faceva parte l'eremo basiliano di Sant'Ustino (Sant'Agostino o San Giustino). La datazione anche qui è incerta ma alcuni elementi riconducono l'edificio sacro al XIII-XIV secolo. All'interno sono presenti affreschi dell'Apocalisse e il dipinto di fattura locale della Madonna della Scala.[16] Chiesa di San Lorenzo L'aspetto attuale risale al XVII secolo ma esisteva una chiesetta di età precedente la cui intitolazione risultava alla Madonna delle Grazie. All'interno è conservata una tela raffigurante una Madonna con Bambino e l'effigie del santo romano Lorenzo martirizzato su di una graticola. Secondo la tradizione da qui il vescovo che doveva prendere "possesso" della diocesi oritana, partiva su un cavallo bianco per entrare nelle mura cittadine, non prima di essersi fermato nella cripta di san Barsanofio (dove sorge l'attuale chiesa di San Francesco di Paola). Annesso vi è un piccolo convento che ha ospitato anche una esigua comunità monastica. Architetture civili Il Sedile Il Sedile si trova in piazza Manfredi, edificato intorno al 1700 da Michele III Imperiali e dal sindaco Nicola Martini in stile barocco. Ha una pianta quadrata e sulla sommità porta le statue di san Carlo Borromeo e di san Barsanofio. Fu sede dei Decurioni e viene indicato anche come Seggio dei Nobili, sede del governo cittadino organizzato in piazze chiuse, dopo essere stato ridotto a caserma della polizia municipale, oggi è un punto di informazioni turistiche. Palazzo Martini Palazzo Martini, situato nel cuore del centro storico di Oria, sullo spiazzo popolarmente denominato "sobbr'a Santa Croci", in riferimento all'antica presenza della Chiesa dedicata alla Santa Croce di Gerusalemme fatta edificare - di fronte all'attuale Palazzo Martini - dal potente abate gesuita oritano Nicola Carbone, confessore della Regina di Spagna nel 1770. Il palazzo è un classico esempio dell'architettura barocca del XVIII secolo. Nella parte alta dell'edificio è presente lo stemma della città, infatti ha ospitato il Comune fino al 1985. Oggi è utilizzato per mostre ed incontri ufficiali; inoltre attualmente ospita un museo di materiale archeologico. Palazzo vescovile Il palazzo vescovile, sorge sull'antica acropoli messapica, a dimostrazione di ciò alcune testimonianze del XIX secolo riferiscono che qui, in un posto non meglio precisato era presente un mosaico che raffigurava un leone che aveva tra le fauci un serpente (elementi che ritroviamo nel successivo stemma della città dove il serpente esce da un castello, due leoni che poggiano sul castello e una cicogna che tenta di afferrare il castello); oggi il palazzo vescovile sorge accanto alla basilica cui è collegato da un passaggio interno. L'attuale palazzo fu costruito dall'arcivescovo di Oria Gian Carlo Bovio tra il 1564 e il 1570; al suo interno sono presenti elementi architettonici dell'antica acropoli messapica e della antica cattedrale che occupava la settecentesca basilica. Di particolare interesse storico-artistico sono alcune colonne marmoree, una colonna di età classica e riscolpita nel Medioevo con una figura di arciere a cavallo, alcuni fregi e particolari architettonici dell'antica chiesa, due leoni scolpiti. Inoltre all'interno troviamo pregevoli soffitti affrescati attribuiti a Pellegrino Tibaldi della scuola di Raffaello. Aree naturali Parco Montalbano. Ai piedi del castello si sviluppa un parco ricco di numerose piante ed alberi, rimanenza della foresta che circondava l'intero territorio oritano. Nel Settecento divenne un vero e proprio parco; entrato a far parte del patrimonio della curia vescovile, dal 1982 è proprietà del comune di Oria. Parco Oria-Lorch Creato sul colle sito tra le contrade Frascata e Sottoparabita (ora via Frascata e via Curtatone e Montanara) fu istituito per volere del consigliere provinciale Emanuele Pipino negli anni '80. Presenta varietà botaniche tipiche della macchia mediterranea.

Hotel, Agriturismi, Bed and Breakfast, Ristoranti, Pizzerie, prodotti tipici nel comune diOria

Bed and Breakfast nel Comune di Oria Tot: (2)  -  Prodotti Tipici nel Comune di Oria Tot: (1)  -  Ristoranti nel Comune di Oria Tot: (4)  - 

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